Calcio moderno: cosa va e cosa non va

Un modello che andrebbe ripensato, tranne che per alcune sue peculiarità
Passano gli anni e il calcio risulta essere sempre più sgonfio, non soltanto perché alla maggior parte dei club più prestigiosi mancano i soldi per poterlo rattoppare, ma anche perché non esiste una governance del calcio e nemmeno una vision del calcio. Detto altrimenti, oggi si naviga a vista, senza avere un’idea ben precisa su come rendere lo sport di squadra più bello al mondo sostenibile da qui ai prossimi anni. La volontà, mai sopita, di Real Madrid, Barcellona e Juventus di creare una Superlega, più che un tentativo di scardinare le vecchie regole del gioco è un grido di allarme che forse ai piani alti dovrebbero ascoltare. Diversamente il calcio moderno, divenuto oggigiorno puro business, è destinato a scomparire; bisognerebbe in qualche modo tornare ai tempi in cui era nient’altro che uno sport sano, apportando qualche correttivo, come fissare un tetto stipendi ai giocatori o giocare meno partite (play-off e play-out di qualificazioni alle coppe europee). Così facendo sarebbe possibile ridefinire in parte un perimetro sportivo finalmente più accettabile per i club.
Migliorie di cui è impossibile fare a meno
Il calcio moderno, oggi in crisi, che per migliorare il proprio stato di salute tra le altre cose necessiterebbe di operare una sorta di spending review sulle commissioni ai procuratori, spese extra in molti casi eccessive – si pensi a Jorge Mendes e ai suoi compensi – ha però avuto il pregio di aver introdotto, con l’aiuto della tecnologia che non conosce limiti, interessanti migliorie di cui non si può più fare a meno. Si pensi ad esempio alla possibilità di assistere da remoto, in diretta o in differita, a qualsiasi partita, tramite un device di ultima generazione collegato a Internet, oppure all’opportunità di mettersi alla prova attraverso scommesse sportive online, che hanno permesso di trasformare il calcio in uno sport con cui interagire in prima persona. Stando così le cose, il calcio odierno non è tutto da buttare via, solo da riformare, anche attraverso una distribuzione dei diritti televisivi più equa.
Un calcio più democratico è possibile
Una distribuzione dei diritti televisivi più equa ha più a che fare con il nostro paese piuttosto che con un paese in questo caso molto democratico come il Regno Unito. Se più squadre di Serie A e non solamente Inter, Milan e Juventus potessero beneficiare di più soldi, ecco che, oltre a ridursi l’evidente squilibrio a livello di incassi derivanti dai media, avremmo un campionato più combattuto, che sarebbe più godibile e susciterebbe maggior interesse. Tutto questo porterebbe a più grandi incassi per le società, perché ci sarebbero più tifosi disposti ad acquistare il “prodotto calcio”. Se l’obiettivo dei club è quello di progettare il futuro, bisogna rivedere le modalità con cui vengono erogate le principali fonti di sostentamento. D’altronde siamo arrivati al punto in cui il calcio moderno non può più fare finta di niente; ora deve attivarsi per lavorare alla creazione di un modello sportivo che sia finalmente sostenibile.
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